
Ottone Rosai, olio su tela
Soffici e Palazzeschi, i due poeti che passeggiano in questo notturno, erano amici, oltre che implicati in vario modo col Futurismo: Palazzeschi senza sbilanciarsi troppo, secondo quanto gli dettava la sua ironica e critica; Soffici, gettandosi con più decisione nella mischia: anche in senso fisico, tanto da prendersi a schiaffi con Boccioni dopo aver scritto una recensione negativa a una mostra milanese dei pittori del movimento; e gli schiaffi non furono simbolici, quella volta, ma generarono una rissa con tanto di intervento poliziesco – tale era la partecipazione alle questioni letterarie del primo Novecento. In questa Via, tutto è molto più tranquillo, anzi immobile nella costruzione di un Notturno pervaso di memorie, che nel finale si trasformano in malinconia. (Forse l’organetto di barberia che spunta negli ultimi versi è un po’ oleografico, ma l’idea della canzonetta vigliacca che ti coglie a tradimento è efficacissima).
Via
Palazzeschi eravamo tre
Noi due e l’amica ironia
A braccetto per quella via
Così nostra alle ventitré
Il nome chi lo ricorda
Dalle parti di San Gervasio
Silvio Pellico o Metastasio
C’era sull’angolo in blu
Mi ricordo però del resto
L’ombra d’oro sulle facciate
Qualche raggio nelle vetrate
Agiatezza e onorabilità
Tutto nuovo le lastre azzurre
Del marciapiede annaffiato
Le persiane verdi il selciato
I lampioni color caffè
Giardini disinfettati
Canarini ai secondi piani
Droghieri barbieri ortolani
Un signore che guardava in su
Un altro seduto al balcone
Calvo che leggeva il giornale
Tra i gerani del davanzale
Una bambinaia col bebé
Un fiacchere fermo a una porta
Col fiaccheraio assopito
Un can barbone fiorito
Di seta che ci annusò
Un sottotenente lucente
Bello sulla bicicletta
Monocolo e sigaretta,
Due preti una vecchia e un lacchè
Che bella vita, dicesti
Ammogliati, una decorazione
Qui tra queste brave persone
I modelli della città
Che bella vita fratello
E io sarei stato d’accordo
Ma un organetto un po’ sordo
Si mise a cantare Ohi Marì
E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via
Peccato! La malinconia
S’era invitata da sé
Ardengo Soffici, Una via, «Lacerba», 15 luglio 1913, poi in Intermezzo
Altri chiaroscuri:
Palazzeschi: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/15/chiaroscuri-900-aldo-palazzeschi-lantidolore/
Farfa: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/16/chiaroscuri-900-ii-farfa-tuberie/
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