
Uno dei miei personaggi (il quale si presenta nell’opera come nella vita, ovvero poco definito all’inizio e in seguito più scoperto risultando egli infine il contrario di ciò che credeva di essere) appare appena nella prima parte come l’amante supposto di una delle mie eroine. Verso la fine della prima parte (o all’inizio della seconda, se il manoscritto che vi invio supera un poco i limiti di un volume) questo personaggio si presenta, fa sfoggio di virilità, di disprezzo per i giovani effeminati, ecc. Ora, nella seconda parte, il personaggio, il vecchio signore di una grande famiglia, si rivelerà un pederasta, dipinto in modo comico, ma che, senza alcuna parola volgare, lo si vedrà “rimorchiare” un portiere e mantenere un pianista. Credo che questo personaggio – il pederasta virile, il quale detesta i giovani uomini effeminati che lo ingannano sulla qualità della merce non essendo che donne, questo “misantropo”, abbia sofferto troppo a causa delle donne, il credo che questo personaggio abbia qualcosa di nuovo (soprattutto a causa del modo in cui viene trattato ma che non posso qui spiegare in dettaglio) – ed à per questo che vi prego di non parlarne a nessuno.
Marcel Proust, Lettere a un editore, Affinità elettive, Traduzione Valentina Conti