
Lasciamo stare il curriculum di questo tizio, i lettori potranno cercarlo su Wikipedia, se avranno voglia di perdere tempo. Il tizio si chiama Massimo Corsaro (a destra nella foto) e qualcuno, democraticamente, l’ha eletto a rappresentante del popolo. I risultati delle elezioni possono essere sorprendenti, drammatici, perfino destabilizzanti ma non sono mai casuali; bisogna dunque pensare che esistano dei cittadini (non importa quanti) che sono, come si dice, in sintonia con il loro eletto, e che ieri sera, ascoltando i telegiornali, quei cittadini abbiano ridacchiato e si siano compiaciuti per il wit, l’esprit, l’agudeza del loro campione. Il quale ha pensato che sarebbe stato spiritoso, oltre che politicamente efficace, dare della testa di cazzo all’onorevole Emanuele Fiano, in riferimento a un suo progetto di legge sull’apologia di Fascismo. L’enunciato “testa di cazzo” non è ancora entrato nel nostro pubblico linguaggio politico, anche se l’espressione “vaffanculo”, dopo innumerevoli reiterazioni, è ormai entrata nel museo lessicografico comune accanto al dannunziano “Eia eia alalà”, al “Vae victis” e ad altre storiche locuzioni che gli scolari diligentemente studiano da tanti anni. Ma la sensibilità del Corsaro lo avvertiva che fra il “vaffanculo” e il “testa di cazzo” c’era ancora uno scarto per il quale i tempi non erano forse maturi, e come a volte succede, per aggirare la censura si ricorre alla perifrasi, alla metafora o ad altre figure retoriche. Così l’ingegno del tizio ha elaborato un’ardita costruzione dalle risonanze barocche: le sopracciglia di Fiano sarebbero due posticci che coprono le cicatrici della circoncisione. Il risultato dovette sembrare straordinario al tizio quando si accorse di aver partorito quasi senza accorgersene una specie di similitudine che, rispetto al progetto iniziale, metteva in campo anche la componente ebraica, un valore aggiunto imprevisto e prezioso. Il piccolo elaborato del tizio ha avuto la sua prevedibile risonanza mediatica di fronte alla quale il suo autore non si è scomposto più di tanto: “Ditemi che sono volgare”, ha dichiarato, “ma non che sono antisemita”. Il valore aggiunto non si tocca.