Elsa Martinelli fu una delle prime mannequin (denominazione d’annata) che divenne diva – senza passare da Miss Italia – dopo essere stata cassiera e ancor prima ìnfilatrice di perle e fanciulla di famiglia modesta. “Donatella” è un film che precorre “Pretty woman”, ma con Emanuele Ferzetti al posto di Richard Gere e senza carte di credito, senza bagni schiuma. Dopo i primi successi, anche hollywoodiani, Elsa prese a recitare sempre meno copioni cinematografici per dedicarsi sempre più intensamente al suo copione personale, che era quello della signora del jet set. Gli anni l’avevano stilizzata, accentuando la distanza fra gli occhi e affilando gli spigoli delle mascelle. La ragazzina di “Donatella” si era progressivamente trasformata nell’icona glamour di una mantide inappetente, e dunque innocua. Diventata adulta, Cenerentola non conservava nemmeno il ricordo dell’ascensore sociale che l’aveva proiettata nel mondo dell’alta società della quale era divenuta ambasciatrice distaccata; la trama della fiaba si era cancellata, rimaneva solo un carnet di nomi scorporati dalle rispettive storie e risonanti in un immutato presente.