
Un importante e prestigioso (assai) TRIC (Teatro di Rilevante Interesse Culturale) fu taggato, qualche tempo fa, da Radiospazio. Cediamo di tanto in tanto alla debolezza di rendere partecipi della nostra attività alcuni Enti culturali che di solito ricambiano di buon grado. Ci si tagga, insomma; chissà perché, ci sembra che la cosa abbia un senso, sia pure vago, sia pure tanto pallido da suscitare almeno un’occhiata (non sono post sui quali soffermarsi tanto); e ci sembrava, nel caso specifico, perfino un gesto di attenzione nei confronti di quel TRIC, che promuove anche incontri di buon livello culturale, farci vivi con i nostri post non strettamente teatrali, accreditando in tal modo il suddetto signor TRIC di una sensibilità più aperta di quella delle compagnie sciamannate e assatanate che pensano solo ai finanziamenti, agli incassi e, nel migliore dei casi, alla produttività compulsiva.
Dopo qualche cenno di cortese riscontro, il signor TRIC si ruppe le palle (è una caduta di stile, ma lo stile venne meno all’improvviso) e mandò un DM (messaggio privato): “Buongiorno, si può sapere perché taggate le vostre iniziative?”. Come se gli avessimo proposto un tagliapeli del naso col 10 per cento di sconto. Quando ci riavemmo, provammo con la lusinga, e rispondemmo: “Per stima”. La risposta fu asciutta: “Grazie per la stima, ma preferiamo essere taggati per cose che ci riguardano”. Alla faccia dell’Interesse Culturale. Certi teatranti, non c’è legge ministeriale che li redima.