In treno, con qualche cesta di gatti e una bambina di troppo. PAUL LÉAUTAUD, PASSATEMPI

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steinberg, gatti sgabelli

disegno di Saul Steinberg

In una società che sommerge i bambini di smancerie per mascherare il suo sostanziale disinteresse nei loro confronti, bisogna apprezzare le poche voci politicamente scorrette. Ho detto poche, ma sono in realtà pochissime e per trovarle bisogna leggere gli scrittori fuori dal coro, isolati, dandy, e anche un po’ misantropi. Come Paul Léautaud (1872 -1956), un autore che costeggiò con poco trasporto la narrativa, il teatro, la poesia e che preferì dedicarsi alla scrittura diacritica, più appartata e apparentemente circoscritta. Abbandonato in culla dalla madre, il piccolo Paul cresce con un padre che, vivendo nel mondo dello spettacolo, trova le attrici molto più interessanti di un neonato; da grande, Paul collezionerà un numero notevole di amiche spigliate che ribattezzava con nomi fantasiosi e significativi: “Pantera”, “Flagello”, “Sheherazade”… Ma più delle donne lo interessavano i gatti e in misura leggermente minore i cani (“Ho avuto almeno trecentocinquanta gatti e centocinquanta cani. Sono morti bene a casa…

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