
Il nonno maneggia la manopola della sintonia con una cautela che tradisce la diffidenza. La di lui figlia amorosa lo assiste nel suo contatto instabile col Progresso, sfiora la mano paterna pudicamente (con una confidenza che forse non si permetterebbe senza una ragion pratica). La bimba osserva, interessata e intimidita: non può nemmeno sospettare che quell’oggetto così costoso e misterioso entrerà fra qualche anno nella sua routine conducendola con le sue canzonette lungo i tornanti di amori più immaginati che realizzabili; se non morirà prima, riuscirà a vedere i suoi nipoti zampettare sul tablet e i videogiochi. La nonna è refrattaria: sia il Presente gravido di modernità che il Futuro con le sue vertigini sono categorie inesistenti; per lei, il Tempo è una catena (fortunatamente morbida) di punti che si sommano scanditi dal metronomo dei ferri. E questo è il senso del Tutto, che le basta.
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