
E’ noto il giudizio di Hemingway su Mark Twain: “Tutta la letteratura moderna statunitense viene da un libro, Huckleberry Finn. Tutti gli scritti americani derivano da quello. Non c’era niente prima. Non c’era stato niente di così buono in precedenza”. Certo, la comparsa del picaresco nella letteratura americana (tre secoli dopo la sua comparsa in Europa) determinò un’onda molto lunga che investirà la letteratura e il cinema americani, da On the road a Easy Rider; quello che Hemingway non lascia trapelare nella sua apodittica affermazione è un giudizio sul primo Twain, quello che prima di affrontare il grande romanzo si fa le ossa come giornalista e come narratore di raccontini dalla meccanica molto semplice: è il ribaltamento giocoso, quasi fanciullesco, dei pregiudizi e del main stream, fra i quali questa storia del medico e del barboncino è un esempio eloquente.
Un giorno un medico benevolo (che aveva letto molti libri con la morale), avendo trovato un barboncino randagio con una zampa rotta, portò a casa la povera bestiola e, dopo averla curata, la rimise in libertà. Il mattino dopo, il cagnolino riconoscente stava sulla soglia di casa, in compagnia di un altro cane randagio, la cui zampa si era rotta in seguito a un incidente. Sollecito, il buon medico soccorse tosto l’animale sofferente.
Il mattino seguente, il benefico dottore trovò davanti alla sua porta i due cani raggianti di gratitudine, e con loro altri due cani azzoppati. Gli invalidi furono subito risanati, e i quattro se ne andarono per i fatti loro. Ma il mattino dopo, accucciati davanti alla porta, stavano i quattro cani ricostruiti, e con loro altri quattro bisognosi di ricostruzione. Passò anche quel giorno, e venne un altro mattino; e allora sedici cani, otto dei quali azzoppati, occupavano il marciapiede, e la gente era costretta a farne il giro.
«Questa storia è durata abbastanza!»esclamò il dottore, e si accinse a scacciare le bestie con lo schioppo. Ma il barboncino originario, il quale era nel frattempo impazzito, anzi, arrabbiato, prontamente lo morse alla gamba. Un mese più tardi, mentre giaceva in preda alle convulsioni, il benefico dottore chiamò intorno a sé gli amici piangenti, e disse: «Guardatevi dai libri. I libri narrano solo metà delle storie. Ogni qualvolta un meschinello chiederà il vostro aiuto, e voi avrete qualche perplessità circa le possibili conseguenze della vostra buona azione, concedetevi il beneficio del dubbio e ammazzate il richiedente.»
Così dicendo, voltò il viso verso la parete, e rese l’anima a Dio.
Mark Twain, Il barboncino riconoscente, “Il ranocchio saltatore e altri racconti”, Rizzoli, Traduzione O. Previtali