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La fruizione delle poesie in rete ricorda la bulimia compulsiva e distratta con la quale i forzati dell’aperitivo spazzolano via i vassoietti di noccioline, anacardi, patatine, polentine. Classici, debuttanti, poeti tanto occasionali quanto improbabili vengono triturati nella macchina sempre accesa delle “emozioni” – l’emozione essendo il prodotto di maggior consumo e di minor costo sul mercato: la schiacciata di una giocatrice di volley, gli occhi verdi del ragazzo del bar, il soggiorno nuovo che un’amica ha postato su Facebook, il compleanno di una nonna (non necessariamente la propria), una pasta allo scoglio: stando a quello che si scrive sui social e che si dichiara durante le interviste in TV, il flusso incessante delle emozioni è così vario e potente che viene da chiedersi come mai il nostro vivere quotidiano ci appaia tanto grigio e stagnante.
La bella lettura che fa Pietro Cataldi de “I fiumi” di Ungaretti (pubblicato da “Le parole e le cose”) ci offre una buona occasione per soffermarci, finalmente, su un grande testo del primo Novecento. Senza “emozione” e con lucidità-
