Con buona pace dei Crozza (e dei Guzzanti e di tutti gli altri) siamo un po’ affaticati dalle risate con le stampelle. Le stampelle sono i personaggi della realtà (se pure si possono dire reali gli ectoplasmi che fluttuano nei televisori) coi quali i comici satirici si divertono a giocare. Dice: “Ma Crozza manipola i modelli di partenza, come Picasso faceva con la sua Fernande Olivier”. Non esattamente: nella riscrittura del modello (corporea e fonetica) che opera Crozza il referente è insopprimibile – come è logico, altrimenti il dardo satirico volerebbe senza bersaglio alcuno. Il comico puro non ha referenti: gioca tutto sul suo corpo e la sua azione si espande indefinitamente creando nello spettatore le risonanze più imprevedibili e soggettive. Il suo gesto è elementare: precipita in una fontana, cade da un tetto, viene folgorato, bruciato, calcificato, ecc.(tanto per restare a Stanlio e Ollio). Non a caso “slapstick” deriva dall’inglese slap stick, bastone per colpire. E’ lo stesso bastone dei comici della Commedia dell’Arte, un’elementare macchina scenica formata da due listerelle di legno unite a un’estremità, così da produrre un forte schiocco anche con un colpo leggero: un grande effetto generato da una piccola astuzia.


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