http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/
Così, ma solo durante alcuni passaggi sporadici, appare il retropalco abitato da Puck, che solitamente non è così tenebroso. Questo retropalco ha una piccola storia. Fino a qualche giorno fa, se ne stava in piedi rigido, impettito e disadorno; quella nera armatura da cavaliere nero e spocchioso venata di catinelle chiare mi aveva tratto in inganno: ingenuamente, avevo scambiato quella nudità per rigore. Il rigore delle linee. La purezza delle nervature. L’asciuttezza della struttura. Stupidaggini (anzi mi verrebbe da dire: stupidaggini ideologiche) che fortunatamente sono state spazzate via dalla ramazza pragmatica del nostro omnitecnico Mauro Panizza il quale, dopo aver costruito quel piccolo monumento, mi disse, di passaggio: “Secondo me, un paio di luci da retropalco ci starebbero bene”. Da quel momento le cose precipitarono: una volta piazzate due luci che diffondevano la tristezza avvincente dei retropalchi, entrò in azione la nostra scenografa Barbara Tomada e arrivarono i costumi e le corde, poi gli ordini del giorni meticolosi e i costumi dimenticati da chissà chi, e tutto il resto.
Il retropalco, ora, appare un contenitore di storie, e quella di Puck sembra solo una scelta fra le tante che si potrebbero rappresentare.

