https://www.youtube.com/watch?v=18W_GWZkoTQ
Ultimo capitolo del piccolo spettacolo. Nel breve video, gli abitanti del quartiere chiudono il cerchio memoria/futuro
Sulla scena, un frammento tratto da una commedia di Elias Canetti: siamo in una società paradossale che non prova angoscia della morte perché ogni persona sa quanto vivrà. Ognuno custodisce la sua data di nascita e di morte in una capsula sigillata e appesa al collo; il loro nome è costituito dal numero di anni che vivranno.
Elias Canetti, Vite a scadenza
UNO A quei tempi!
L’ALTRO E tu credi che a quei tempi le cose andassero davvero così?
UNO Certo, l’ho letto coi miei occhi. Tanto tempo fa, un uomo usci di casa per comperare le sigarette. «Torno fra un paio di minuti, – disse a sua moglie – «vengo subito». Uscì dal portone e stava per attraversare la strada. All’improvviso un’automobile svoltò l’angolo e lo fece secco. Rimase lì disteso. Doppia frattura del cranio. Morto sul colpo.
L’ALTRO Era arrivata la sua ora.
UNO No. Questo è il bello di tutta la faccenda.
L’ALTRO Ma come si chiamava?
UNO Peter Paul.
L’ALTRO Il suo vero nome, dico.
UNO Peter Paul.
L’ALTRO Secondo te, a quei tempi, la gente viveva senza un vero e proprio nome.
UNO Certo, avevano nomi qualsiasi, che non significavano niente, come Peter Paul.
L’ALTRO E il nome non aveva niente a che fare con l’ora?
UNO Niente. L’ora era sconosciuta.
L’ALTRO Insomma nessun uomo aveva idea dell’ora in cui sarebbe morto?
UNO Esattamente. Nemmeno uno.
L’ALTRO Io non so come facevano a vivere con tutta questa incertezza, questa angoscia!
UNO Eppure il mondo è andato così per secoli.
L’ALTRO Forse erano molto più stupidi di adesso. Oggi, da noi, il più semplice ciabattino sa molto di più dei filosofi di una volta. È sicuro del tempo che gli resta da vivere, può far progetti…
UNO Secondo me, aver reso nota a ciascuno la sua ora è il progresso più importante nella storia dell’umanità.
L’ALTRO Certo che prima erano proprio dei selvaggi. Dei poveri diavoli.
UNO Sì, dei bruti, diciamolo.
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I SIGNORA Tu che sei così brava a giudicare, quanto le dai?
II SIGNORA Non più di un anno, direi.
I SIGNORA Credi che le rimanga ancora un anno?
II SIGNORA Un anno scarso. Forse solo sei mesi.
I SIGNORA Davvero? Certe volte mi dice sei anni, altre volte sette… Dice che spera ancora di trovar marito.
II SIGNORA Con un anno solo? Non farmi ridere! E chi se la prende? Potrebbe anche essere la donna più bella del mondo, ma con un anno solo non se la prende nessuno. Se tu fossi un uomo, te la prenderesti una moglie con un anno solo?
I SIGNORA Beh, parecchi uomini ne sarebbero felici.
II SIGNORA Dici i mariti a breve scadenza! Una donna che tenga un po’ a se stessa, non si mette con tipi come quelli. Secondo me i mariti a breve scadenza sono dei delinquenti.
I SIGNORA Ci sono anche dei mariti a breve scadenza molto affascinanti. Mio cugino, per esempio: si è appena risposato con una cifra bassa. A lui piacciono moltissimo. Quando lei morirà, lui si riprenderà un’altra cifra bassa. Una cifra bassa si dà più da fare per lasciare un buon ricordo. E poi una cifra bassa è di poche pretese.
II SIGNORA Sono tutte sciocchezze. Una cifra bassa vuole godersi la vita, perché non può fare di meglio. Vuole uscire tutte le sere, divertirsi… Vuole nuovi amanti, vestiti nuovi… È una sprecona, tanto, cosa le importa di quel che viene dopo.
I SIGNORA Lo credevo anch’io. Ma mio cugino dice che mi sbaglio. Lui se ne intende, è la quarta volta che è sposato con una cifra bassa. Se ne intende ed è previdente. La prossima l’ha già scelta: è una cifra ancora più bassa.
II SIGNORA Ma organizza tutto mentre le altre sono ancora vive?
I SIGNORA Certo, questo è il vantaggio. «Quanto tempo voglio vivere con la prossima?», si chiede, e, una volta che ha deciso, incomincia a darsi un’occhiata intorno.
II SIGNORA Ma come fa a sapere che età hanno le sue fidanzate?
I SIGNORA Questione di esperienza. Per lui è una specie di sport indovinare l’età esatta. E poi donne lo desiderano a tal punto che alcune gli dicono addirittura quanti anni hanno ancora da vivere, spontaneamente.
II SIGNORA Quelle donne sono delle svergognate. Ma possibile che nessuna lo imbrogli?
I SIGNORA A volte capita. Una gli diede a intendere che le restavano due anni da vivere. Lui le credette e se la sposò tranquillamente. Dopo due anni, viene il giorno del compleanno della moglie. Passa la mattina, passa il pomeriggio… niente. Si fa notte e lui va a letto convinto che il mattino dopo la moglie sarà morta. Il mattino dopo, se la vede che passeggia su e giù in camera da letto. «Che significa?», chiede lui. «Mi sono sbagliata, — dice lei, — sono più giovane di quanto pensassi. Succederà soltanto l’anno prossimo». Lui sapeva che lei aveva mentito ma non ci poté fare niente, dovette rimanere con lei per un altro anno.
II SIGNORA Per me, questo non è amore. Puoi dire quello che vuoi, ma l’amore vero è solo quello con le cifre alte. Sono contraria a tutto ciò che è basso. Per me un uomo che non si chiami almeno Ottantotto è come se non esistesse.
I SIGNORA Teoricamente hai ragione, col tempo s’impara a scendere a compromessi. Anch’io una volta ero come te. E poi alla fine che cosa ho fatto?
II SIGNORA Ti sei sposata con un numero medio.
I SIGNORA Già. Anch’io sono una cifra media.
II SIGNORA Io non lo sopporto, il medio! Avresti fatto meglio a sposare un numero molto basso, magari un Venti o un Trenta qualsiasi, e poi, dopo la sua morte, darti da fare per vivere alla grande. Ma per l’appunto non sei altro che una cifra media.
I SIGNORA Senti un po’, non è che tu sei poi una cifra cosi alta!
II SIGNORA In tutti i casi ho sempre quindici anni di vantaggio su di te, no?
I SIGNORA Sì, ma non c’era nessun bisogno di sbattermelo in faccia.
II SIGNORA Non ti volevo offendere, ma devi capire che in molte cose la pensiamo in maniera diversa. Siamo per natura due caratteri diversi. Io sono una cifra alta, tu media, non c’è proprio niente da fare.