Eros un giorno fra le rose
non vide un’ape che dormiva
e al dito ne fu punto;
e ferito alla mano gemeva
e tendendola alla bella Citerea:
“Madre”, disse, “è finita per me,
è finita e me ne muoio;
un piccolo serpente alato
mi ferì, che i contadini
chiamano ape.”
E quella rispose: “Se dell’ape
il pungiglione duole,
quanto pensi, o Eros,
soffrano coloro che tu ferisci?”
Poeti greci, a cura di Dario Cantarella, Nuova Accademia Editrice
