In quel tempo, dice Umberto Eco, c’era l’imbecille un po’ bevuto che dopo aver straparlato nel bar se ne tornava a letto senza aver prodotto gravi danni, a parte un certo fastidio nei clienti circostanti; oggi, lo stesso imbecille ha a disposizione un uditorio virtualmente globale, grazie a facebook.
A me pare che il vaniloquio dell’imbecille sui network sia paragonabile all’effervescenza di un alka seltzer (ammesso che esista ancora); c’è un’altra imbecillità, più sotterranea e più pericolosa: quella letteraria, che viene promossa e alimentata dagli editori on line. Questi imprenditori/spacciatori sono gli eredi dei più modesti tipografi editori che pubblicavano a pagamento le opere tremebonde di poeti e narratori appassionati/disperati. La tiratura era modesta, cento, duecento copie al massimo, che per lo più venivano distribuite fra parenti, amici e colleghi, per poi finire nell’armadietto di un libraio amico, e di lì al macero. Con l’avvento della rete, la pubblicazione a pagamento è diventata una triste pratica sempre più diffusa, con l’aggravante dell’illusione: le povere opere vengono inserite in un catalogo globale che, collegato ai grandi distributori planetari come Amazon, producono nell’autore l’illusione di un volo vertiginoso e, chissà, di un successo mondiale.
Ecco qualche estratto scelto a caso dall’ossario narrativo proposto da uno dei troppi editori a pagamento:
“Nessuna rosa muore davvero. Entra e resta nel viaggio di un’altra delle rose di cui ogni primavera rifiorisce la terra.”
“Giorno dopo giorno riscopre una femminilità che non aveva mai notato diventando una donna erotica capace di portare il suo amante nell’inferno della passione.”
“Un romanzo di fantasia dove l’autore, riesce a mettere insieme avvincenti intrighi”.
“Questa storia è la vita reale. È un pezzo di vita, un percorso con alti e bassi, senza eclatanti colpi di scena o eventi straordinari.”

