Ogni immagine contiene infinite storie possibili. Questa è una.
Non era stato un vero e proprio colloquio di lavoro ma una prova molto più insidiosa: accompagnare mister Herriot alla prima del “Lago dei cigni”. Sir Herriot, solitamente, andava al balletto solo per accompagnare la moglie ma quella sera la signora era costretta a letto da un improvviso malessere, così era toccato a lui sostituirla quando mancavano solo due ore all’alzarsi del sipario. Nella graduatoria delle persone che avrebbero potuto sensatamente usufruire di quel biglietto ce n’erano svariate centinaia prima di lui, dalla responsabile delle comunicazioni esterne alle piccole centraliniste, se si volevano escludere l’amante storica di Herriot, Judy Kane, ormai logora, con i bordi consunti come un gettone del casino, e Sally Morris, in carica da troppo poco tempo per avere nel guardaroba un abito adatto. Mentre viaggiavano verso il teatro, lui aveva avuto il tempo di annaspare in una nuvola di congetture; costretto a rientrare velocemente in sé, si era aggrappato a un ultimo lembo di pensiero: Sir Herriot lo aveva invitato perché stava pensando di promuoverlo a suo assistente personale e voleva vedere come se la cavava in pubblico. In azienda, tutti erano convinti che quel posto sarebbe toccato a Greaves, che parlava quattro lingue ed era lontano parente della moglie di Herriot, infatti da qualche anno i tre facevano le vacanze insieme. Lui aveva sempre pensato che la nomina di Greaves sarebbe stata banale, ed ecco che il titolare gli stava dando ragione dimostrandosi uomo di libero pesiero e fine conoscitore delle qualità più riposte dei suoi dipendenti. Durante il primo atto, constatata subito la sua estraneità a quanto avveniva in scena, si dedicò a studiare il profilo di Herriot. Erano tratti duri, di un uomo che non fa sconti a nessuno, e l’idea di essere stato scelto da un esaminatore così roccioso produsse in lui l’effetto di un gin tonic a digiuno in un mattino d’estate. Ora, all’inizio del secondo atto, si sentiva colmo di benevolenza verso quelle fanciulle che erano costrette a svolazzare per contratto sul palcoscenico. Benevolo e indulgente. Forse, quando sarebbe stato seduto dietro la grande scrivania, ne avrebbe assunte un paio. La sua mente si perse nei meandri delle anzianità: fra due o tre anni miss Kane e miss Brown se ne sarebbero molto opportunamente andate in pensione, e il cambio con la terza ragazza della prima fila e la settima della seconda sarebbe stato molto favorevole. Forse erano acor meglio la quarta della seconda e la sesta della prima… Tutto si complicava perché i percorsi aziendali s’intrecciavano con quelli delle ragazze che si muovevano sconsideratamente impedendogli una scelta oculata… Alla fine del secondo atto, il profilo di Sir Herriot si voltò verso di lui. Visto di tre quarti appariva ancora più incisivo: gli occhi, soprattutto, mentre la bocca formulava una domanda: “Allora, cosa ne pensa? Le piace Cajkovskij?”. Una domanda così fuori luogo non poteva non nascondere un tranello, decise quindi di mostrare quanto fosse in grado di centrare il problema; Sir Herriot lo ripeteva continuamente: “Non perdetevi in fronzoli, cercate di centrare subito il problema”. Rispose quindi: “Credo che lavoreremo bene, noi due.”
