Non so se ripeterlo ancora, col rischio di penalizzare i lettori assidui del nostro blog. Ma poi mi dico che, in quanto assidui, saranno anche indulgenti, dunque riepilogo brevemente.
Daniel Defoe (a sinistra nella foto, impersonato da Massimo Giovara) ha spedito la sinossi del suo romanzo all’editore Taylor (Roberto Accornero). Nella nostra rappresentazione, la sinossi è un film molto basico che dovrebbe supportare il racconto (un po’ come le presentazioni in power point di un tempo, prima che mostrassero la loro intima mestizia). In realtà, non si sa bene chi sostenga chi, in questo impossibile tentativo di promuovere un romanzo non scritto con un racconto orale improvvisato. Ieri sera, mentre lo spettacolo scorreva, mi accorgevo di quanto fosse importante la presenza del mare sulla scena; può sembrare un pensiero tardivo, dopo tanti mesi di lavoro, ma è così: il mare cinematografico percorre tutta la pellicola; del mare raccontano i personaggi, ma tanta sovrabbondanza marina contrasta con la scenografia molto asciutta e sobria dell’ufficio di Taylor, nel quale si svolge l’azione. Per quella strana alchimia che si verifica sempre quando si assiste da spettatori a uno spettacolo che fino a qualche minuto prima era in costruzione, emergeva dalla messa in scena un imprevedibile contrasto fra serena (realistica?) certezza delle immagini cinematografiche e la natura aleatoria del dialogo; credo che nella percezione del pubblico i due linguaggi si siano integrati ma questo non lo sapremo mai (e non sarebbero servite le interviste all’uscita del teatro, tanto care a certe rubriche televisive).
