Nelle ore che precedono il debutto, la cosa migliore è fare un passo a lato. E, cercando sollievo nella digressione, stranamente non affiorano ricordi scaramantici di spettacoli passati ma supporti più stabili, anche se si presentano sotto forma di frammenti. Da un grande libro, il Wilhelm Meister, di Goethe, mi viene in mente un passaggio che riguarda, diremmo oggi, lo straniamento a teatro. Il Wilhelm Meister è un libro di formazione: teatrale e sentimentale. Per il giovane protagonista, la scoperta del teatro, quello delle marionette anzitutto, coincide con la scoperta dell’amore – due ambiti nei quali il linguaggio della tecnica e quello del cuore si innescano reciprocamente dando vita a un volano che gira senza posa. Il brano al quale mi riferisco riguarda il momento in cui il piccolo Wilhelm muova un passo dietro il velo che nasconde il mistero teatrale e diviene consapevole che alla fonte delle illusioni sceniche c’è una macchina. E’ un passo decisivo nel percorso della conoscenza perché scoprire che il meraviglioso non si produce da sé implica il desiderio di generare, come possiamo, un nostro piccolo meraviglioso. C’è un piccolo inquietante contraccolpo, naturalmente, che si può paragonare alla perdita dell’innocenza: una volta conosciuto il meccanismo, si potrà continuare a godere dei frutti che esso fino a un attimo prima produceva?
Ciò che ora volevo, era capire come si svolgessero le cose. Che le marionette non parlassero da sé me lo ero già detto la prima volta; che non si muovessero senza aiuto, questo pure lo sospettavo; ma come mai, ciò nonostante, tutto sembrasse così ben riuscito, perché le marionette dessero veramente l’impressione di parlare e muoversi da sole, e dove stessero le persone e le luci, questi enigmi tanto più m’inquietavano quanto più desiderato essere, contemporaneamente, fra gli incantati e gli incantatori, avere nello stesso tempo lo zampino nel gioco e godere dell’illusione come spettatore.
Wolfgang Goethe, Gli anni dell’apprendistato, Adelphi
Traduzione Anita Rho, Emilio Castellani
