Diario dall’isola di Robinson, pagina 5. Un prequel, anzi due

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 Il prequel è diventato una risorsa (forse un genere) per un mercato cinematografico e televisivo che, volendo andare sul sicuro, si appoggia su personaggi che vivono, per così dire, un’esistenza collaudata dal tempo. Hannibal Lecter e Norman Bates sono solo due dei numerosissimi personaggi nelle cui esistenze del tutto ipotetiche si è andati a frugare (fantasticare) ricostruendo chi fossero “prima”. Anche il nostro Robinson ha qualche parentela col prequel: nella nostra riscrittura scenica, Daniel De Foe cerca di vendere all’editore Taylor il soggetto del suo romanzo, ma raccontare un romanzo che ancora non esiste è impossibile, così l’autore, costretto dal bisogno di denaro e dalla fretta,  cerca rendere più efficace il suo racconto proiettando un film che dovrebbe rafforzare la sua narrazione. Ma qui scatta un altro prequel non previsto (cose che succedono, sulla scena, dopo Pirandello): uno  dopo l’altro,  compaiono anche i genitori di Robinson che si ritengono i legittimi detentori della storia del loro figliolo; entrano dunque a gamba tesa nel racconto che De Foe tenta faticosamente di mettere in piedi; il romanzo si sfilaccia e diventa commedia. Proprio in omaggio alle convenzioni della commedia (con qualche sconfinamento nel varietà), i ruoli dei due genitori sono affidati a un’unica interprete, Eleni Molos, che avrà il suo da fare per entrare e uscire (letteralmente) dai panni femminili e e maschili. C’è anche un finale impossibile che accomuna i due personaggi, ma quello proprio non ve lo diciamo, dovete venire a vederlo a teatro.

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