Quelle faccione giganti che spuntano in città in periodo di campagna elettorale, e poi per ringraziare gli elettori se si è vinto e rassicurarli se si è perso, e a Natale per fare gli auguri e ricordare che a breve la campagna ricomincia, e poi ancora in periodi non sospetti, ecco tutte quelle facce ugualmente tondette, lucide di trucco e filtri in ugual abbondanza, tutte quelle facce su mezzibusti-bellimbusti incravattati che ti guardano sorridenti e mansuete mentre sei in coda al semaforo, ecco quelle facce lì, con il loro bel logo del partito in basso a destra, a me hanno sempre, indiscriminatamente, fatto pensare a Gerry Scotti che mostra orgoglioso il suo chilo di risochenonscuoce.
Che poi questa storia del “metterci la faccia” è cosa vecchia come la fotografia stessa visto che già Nadar, più di un secolo fa, si scandalizzava nel trovarsi sulla scrivania, tra una lettera di Monet e un qualche esperimento sul quale lavorare, il volto di un politico che lo fissava. E dire che lui ha ritratto figure di tutto spessore come Bakunin ma anche re, principi e ministri, personaggi che dietro ai baffoni avevano un contegno tutto loro, un rigore un po’ impettito, al massimo affettatamente altero: chissà se davvero lui e Niepce, a immaginare le facce tonde e inceronate che sarebbero seguite, si sarebbero rifiutati di progettare un’arma pericolosa come la fotografia.
Roberta Sapino
Volete uno straordinario esempio d’infatuazione maschile spinta alla follia? Quale dimostrazione più esplicita, dell’inspiegabile incoscienza di certi candidati, politici di professione che hanno escogitato, come supremo, decisivo mezzo per il successo, di inviare agli elettori la loro fotografia, la loro immagine di mercanti di parole? Quale potere attrattivo possono sperare di avere questi individui nei loro volti vergognosi, che esibiscono tutte le bassezze, tutte le porcherie umane, da cui trasudano la turpitudine, l’ignominiosa menzogna, e tutti i tratti fisiognostici della doppiezza, della cupidigia, del peculato, della depredazione?
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E se avesse previsto l’ultimo colpo di coda di questa applicazione, Niepce non avrebbe fatto marcia indietro?
Maurice Nadar, Quand j’étais photographe, Actes Sud