https://www.youtube.com/watch?v=xL6_TD-8lUE
E’ un Calvino piuttosto sciolto, mi sentirei di dire quasi pimpante quello che si affaccia in questa breve e disimpegnata intervista: la piccola babele linguistica familiare, il suo pendolarismo fra Parigi e Torino… lo scrivere (ma affrontato solo di passaggio). L’intervista, lo si desume dal contenuto, è del 1973; Calvino ha alle spalle i romanzi resistenziali, la trilogia “I nostri antenati” ed è nella fase della scrittura combinatoria (Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati). Nonostante il tono della conversazione sia leggero, quasi aneddotico, emergono in superficie alcuni temi interessanti: il piacere del plurilinguismo, il melting pot parigino in cui si mescolano spagnoli, portoghesi, nordafricani; c’è perfino un’anticipazione ai nonluoghi (pur senza nominarli). Particolarmente interessante è il passaggio in cui Calvino dice: “Da qualche tempo sento il bisogno di consultare (quando scrivo, N.d.R.) dei libri, cosa che una volta non mi succedeva”: un accenno lieve all’orizzonte metatestuale nel qual Calvino si muove mentre (forse) sta pensando a Se una notte d’inverno un viaggiatore.