Elizabeth Taylor e Richard Burton in Chi ha paura di Virginia Woolf
Psichiatra innovativo, (alla fine degli anni Sessanta incominciò a curare i malati schizofrenici senza l’ausilio delle terapie tradizionali, psicofarmaci compresi), Laing non cessò d’interrogarsi su quale fosse il linguaggio più adatto a comunicare la sua esperienza. E’ un’inquietudine inconsueta in uno psichiatra: le biblioteche e le libreria sono piene di trattati teorici, di manuali, di monografie su tutte le patologie immaginabili, e certamente gli autori, anche i grandi, non si sono mai posti problemi su quale scrittura adottare. Infine, la via si rivelò a Laing, non poteva essere che quella del teatro: aveva passato una buona parte della sua vita immerso nel dialogo e nei racconti dei pazienti che nel dialogo scivolavano per rappresentare con maggiore evidenza la loro storia. Ma, occorre precisarlo, i dialoghi di Laing non sono le trascrizioni delle sue sedute terapeutiche, bensì le creazioni di un drammaturgo che, dopo aver attraversato molte paludi esistenziali e cliniche, ne riproduce i colori, i miasmi, i gorghi insidiosi. E l’asciuttezza dei dialoghi disegna una patologia domestica, quotidiana, che li avvicina a noi lettori, ce li rende familiari, riconoscibili – sì, pericolosamente riconoscibili.
lei e allora?
lui allora cosa?
lei l’hai fatto no?
lui di cosa stai parlando?
lei sai benissimo di cosa sto parlando
lui se intendi ancora quello ho già detto tutto ciò che ho da dire
lei l’hai fatto no?
lui non ho intenzione di subire un interrogatorio
lei dimmi solo la verità
lui te l’ho detta
lei chi era?
lui nessuno
lei sei un gran bugiardo
lui dicevi che non eri gelosa
lei non cambiare argomento
lui ma cosa stai cercando? Te l’ho già detto
lei io non sono gelosa ho soltanto bisogno di sapere
lui perché devi essere così sospettosa?
lei lo so chi era
lui te lo sei messa in testa tu. Non ho altro da dire
lei non credere di cavartela così
lui non c’è nulla da cui devo cavarmela
lei l’hai fatto lo so che l’hai fatto
lui no
lei tanto vale che tu lo ammetta
lui non c’è nulla da ammettere
lei me l’ha detto lei
lui lo so che stai inventando
lei è venuta da me e me l’ha detto
lui perché devi ricorrere a queste bugie?
lei non ti lascerò distruggere il mio senso della realtà come hai distrutto tutto il resto
lui sei paranoide
lei non credere di cavartela così
lui sei tu a essere attirata da lei
lei no
lui dovresti andare da uno psichiatra
lei non proiettare su di me
lui sei ossessionata
lei l’hai fatto lo so che l’hai fatto
(pausa)
adesso vado subito a telefonarle
(pausa)
l’hai fatto
(pausa)
lui una volta
lei sei un gran bugiardo
lui non mi è piaciuto
lei sei uno schifoso bugiardo
Ronald D. Laing, Mi ami?, Einaudi, Traduzione Floriana Bossi
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