Non solo Pinocchio. COLLODI, LE COMMEDIE IMMORALI

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Collodi  toccò la sorte degli autori di un unico romanzo: quel romanzo oscurò il resto della sua opera. Il successo di Pinocchio, poi, fu talmente clamoroso e planetario che, col tempo, gli editori ne furono saziati e non ritennero utile mettersi a frugare nell’opera di Collodi per riproporne qualcuna al pubblico. D’altra parte, quella produzione, in gran parte giornalistica, era effimera per definizione: articoli, bozzetti, romanzi per bambini pubblicati a puntate su giornali per l’infanzia. E ancora: la lingua toscana con l’avanzare del Novecento, perse progressivamente la sua centralità e da modello letterario diventò periferico dialetto; nel racconto che pubblichiamo, ad esempio, si trovano termini come “giuccherello” (sciocchino) che possono sembrare polverosi. Invece un’incursione nella dimenticata produzione di Collodi può riservare piacevoli sorprese. In questo “Le commedie immorali” siamo in un palco di teatro, dove due amanti clandestini sono impicciati dal bambino di lei, ingenua (e per la verità anche un po’ grulla) presenza che smaschera il perbenismo ipocrita della madre.

In un palco di seconda fila c’è una signora, un signore e un bambino seduto sullo sgabello di mezzo. Il bambino, col mento appoggiato al parapetto, si diverte a contare a voce alta tutte le teste calve che vede in platea.
La signora al signore:
SIGNORA      In verità, Gustavo, stasera non mi aspettavo di vederti.
SIGNORE       Perché?
SIGNORA      Sono riuscita a farsi il segnale così tardi…
SIGNORE       Non è mai tardi per passare dalla tua strada.
SIGNORA      Sempre galante! D’altra parte capirai bene che venire al teatro è stata una risoluzione che lui ha preso lì per lì, proprio sul punto di andar a tavola. Uno dei suoi soliti estri. L’hai veduto?
SIGNORE       È giù nel Caffè che dorme.
SIGNORA      Un marito che dorme sempre e che in casa non ha mai sonno. Credilo, amico mio, è la e più gran disgrazia che possa toccare a una donna.
SIGNORE       E ieri sera?
SIGNORA      Stai zitto. ieri sera abbiamo avuto un santo dalla nostra. Appena andato via tu, è tornato lui. Se ti trattenevi cinque minuti di più, ti avrebbe trovato!…
SIGNORE       Ossia ci avrebbe trovati…
SIGNORA      Per carità, non ne parliamo neanche. Mi vien freddo soltanto a pensarvi. Ti ricordi di quella famosa sera?
SIGNORE       Purtroppo, ma un’altra volta, in un caso simile…
SIGNORA      Che cosa faresti?
SIGNORE       Rimarrei seduto al mio posto. Alla fin dei conti, che cosa mi potrebbe dire?
SIGNORA      A te nulla: ma con me! con me sarebbe il finimondo. È ombroso, sospettoso, geloso come una bestia! Fossi io almeno una donna da dargliene motivo!
“E novantacinque”, grida il bambino, che ha finito di contare le teste calve della platea. Quindi, voltando la bionda testina verso la mamma, e guardandola con due occhioni spalancati e pieni di vita, comincia a dire: ”Com’è bellina questa commedia, non è vero mamma? “Sì, caro.” “Ma quello che dicono, lo dicono tutto per finta, non è vero?” “Sì, amore.” “A vederli di quassù, paiono tutta gente vera…” “Sì, tesoro.” “Hai visto, mamma, quella signora laggiù sul palcoscenico che ha fatto tutti quegli urli, e che poi gli è venuto il singhiozzo, e che la chiamavano la signora Gabriella? Quando era seduta sul canapè con quel signore tutto vestito di nero, perché l’ha sentito che arrivava quell’altro uomo uggioso con la voce grossa, ha fatto come te quella volta che tornò il babbo a un tratto, e che tu nascondesti il sor Gustavo in camera mia, te ne ricordi?”
“Chetati, giuccherello! Già quando ti mando a letto, faresti meglio a dormire! Poi, rivolgendosi al signore: “Che disperazione, amico mio! Da un pezzo in qua, con queste commediacce immorali, non si può più condurre i nostri ragazzi al teatro!”

 Collodi, Le commedie immorali, “Occhi e nasi”, Giunti reprint

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