CHARLIE HEBDO. CONTROCAMPO: Lo scrittore Muin Masri, mussulmano e “italiano mal disegnato”

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Ieri abbiamo socchiuso uno spiraglio del blog sulla strage di Parigi ripubblicando un minuscolo pamphlet di Voltaire che era uscito alcuni mesi fa, oggi ho citato un lucido articolo di Andrea Inglese su Nazione Indiana; mi sembrava che questo blog non dovesse restare bloccato sulla sua rotta frammentaria di materiali ondivaghi ma che, almeno per un giorno, fosse più sintonizzato con i fatti i quali, nel caso del Charlie Hebdo, bussavano piuttosto clamorosamente alla porta. Si poteva sempre rispondere:”Noi ci occupiamo d’altro, percorriamo rotte che incrociano la drammaturgia e la letteratura…” ma ormai è andata così, e dallo spiraglio è entrato un vento di quelli robusti che t’impediscono di chiudere subito la porta. Del tutto estraneo al giornalismo, non so come si gestisce una notizia né come si governa un dibattito. Ho lasciato che il vento entrasse. Lo scrittore Muin Masri ha inviato un commento all’articolo di Inglese, lo riporto con una premessa (che forse è giornalisticamente scorretta). Muin è un amico palestinese che da molto tempo vive in Italia dove lavora come informatico. Collabora con alcuni giornali, fra i quali “L’Internazionale”. Molti anni fa, ho pubblicato due suoi libri in una piccola e avventurosa casa editrice; erano storie di Nablus, limpide e un po’ trasognate, che raccontavano una quotidianità inedita, almeno per il lettore italiano. Con Muin abbiamo a lungo chiacchierato e discusso. Ricordo quando gli confidai che ciò che mi stupiva maggiormente nei suoi racconti (orali e scritti) era la totale assenza del concetto d’inconscio; mi era quasi impossibile immaginare che esistesse un mondo per il quale non era mai esistito Freud: da tempo siamo abituati a convivere con gli antifreudiani e i postfreudiani ma gli afroidiani non pensavo esistessero. Muin è mollemente accomodante e intimamente pacifico: credo che sia fuggito da Nablus perché non poteva continuare a veder morire i suoi amici e perché non intendeva prendere a sua volta le armi; ci sono tuttavia alcuni passaggi che non condivido, nel suo intervento. Il primo riguarda quei “due coglioni disegnati male”, che sarebbero gli assassini del Charlie Hebdo: il ritrattino, schizzato così, mi sembra tenda a deresponsabilizzare gli autori di un crimine non giustificabile e senza attenuanti. Un altro punto è la grigia accettazione (quasi levantina, verrebbe da dire) che Muin imputa al nostro Paese nei confronti di una serie di interlocutori di svariatissimo genere, dai malfattori in guanti gialli a quelli con le unghie orlate di nero. E’ senza dubbio vero, ma non basta a demotivare le reazioni di quanti si sentono feriti dalla strage e (forse ancor di più, se fosse possibile) dalle motivazioni che l’hanno provocata. Infine, il fatto che Mafia, servizi deviati, ecc. tolgano di mezzo con modalità più o meno brutali o complesse le persone scomode, non è una buona ragione per accettare nel club degli eliminatori un nuovo membro, che, come tutti i neo-iscritti, sta mettendo in mostra un attivismo tanto frenetico quanto destabilizzante.

“Je suis Charlie”. Confesso: non mi è mai piaciuto lo stile di Charlie Hebdo, spesso mi metteva in imbarazzo ma nonostante ciò ho sempre stimato e invidiato i vignettisti per la loro sensibilità intellettuale e il senso dell’umorismo.
“Je suis Charlie”. Confesso: non amo i funerali, non so piangere e odio gli applausi ma ieri l’altro ho visto due coglioni disegnati male, quasi scalzi, armati fino ai denti e al grido di “Allah Ukabar” hanno mirato al cuore dei francesi: La libertà di pensiero. Impossibile, roba da matti. E qui, tra solidarietà a Charlie-Hebdo e chi la spara più grossa sul pericolo dell’Islam in Europa, tutti a gridare “Je suis Charlie”, “Siamo in guerra”, “Fuori gli arabi dai coglioni”. Sì, grazie, ma che caxxo c’entriamo noi con il Charlie che c’è in voi? Il Bel Paese è l’unico al mondo ad essere amico di tutti: USA, Gheddafi, Israele, Palestina, Ankara, Curdi, Putin e ogni sorta di sceicco, monarca o presidente losco e terzomondista. Certo, in Italia il pericolo dell’integralismo islamico è sempre in agguato e non va sottovalutato, ma, generalmente, dopo i funerali alla tv, gli insulti e i falsi allarmi, per fortuna, non succede mai niente anche perché non c’è bisogno di fanatici religiosi stranieri per fare stragi di innocenti e minacciare la democrazia e la libertà di espressione, ci pensano la Mafia, le schegge impazzite, i servizi deviati e certi politici a mettere i bavagli alle persone scomode, siano esse cittadini, giornalisti e vignettisti. “Je suis Pasolini”, “Je suis Falcone”, “Je suis Borsellino”, “Je suis Rostagno” “Je suis Don Puglisi”, “Je suis Ilaria Alpi”, “Je suis piazza Fontana”, “Je suis Stazione di Bologna”, “Je suis Moro”, “Je suis Ustica”, “Je suis scuola Diaz”, “Je suis Ahmed”…

1 commento su “CHARLIE HEBDO. CONTROCAMPO: Lo scrittore Muin Masri, mussulmano e “italiano mal disegnato””

  1. Lo scrittore Muin Masri se la cava troppo facilmente. Comoda la vita…
    Non sono per gli schieramenti e gli steccati, parlo di una rivoluzione interiore per cambiare davvero le cose perché ci credo. Però, pur continuando a non erigere steccati, per come la penso io, ora un vento forte – come dice bene Alberto Gozzi – viene a svegliarci e a chiamarci ad esporci. Tutti.
    E agli islamici chiedo una cosa sola: prendete posizione! Rivelateci da che parte state.
    E chiedo anche agli Imam di dichiarare se, nelle loro scuole coraniche e nelle moschee, continueranno a dire che le offese contro la religione sono da punire con la morte. E qui comunque si apre un capitolo: per loro ci sono altre offese da punire con la morte quali adulterio, omosessualità etc.
    Per ora dichiarazioni forti, reali, in tale direzione, non le ho sentite.
    Solo per questo motivo, anch’io dichiaro “Sono Charlie”, non perché mi piaccia in realtà la satira che diventa offesa. Ugualmente però ora dichiaro: “Sono Charlie”.

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