La preparazione di un file sonoro registrato in precedenza, così come lo proponiamo settimanalmente nel nostro Archivio audio, richiede una certa dose di pazienza e di serenità interiore. Teoricamente si tratta solo di estrapolare un pezzo da un tutto (lo spettacolo registrato dal vivo) ma il vivo (di ogni genere, non solo quello radiofonico) recalcitra e riserva sempre qualche sorpresa – le persone viventi, ad esempio, sono meno accomodanti di quelle scomparse, tranne rare e terribili eccezioni. Tornando al nostro registrato, spesso, quasi sempre, il brano che c’interessa è preceduto da un collegamento narrativo che, se aveva un senso nello spettacolo, diventa del tutto fuori luogo nel racconto che proponiamo come autonomo. Dice: “Basta tagliare il collegamento”. Già, ma purtroppo il regista lo aveva mixato con una musica di sottofondo la quale funzionava come collante del brano recitato successivo (quello su cui stiamo lavorando) e tagliarlo a metà sarebbe come propinare all’ascoltatore un impudico moncherino musicale. Dice: “Come la sta facendo lunga!”. Dico io: “Beh, anche preparare un file sonoro già mixato non è tutto questo gran divertimento”. A parte i commenti e le interruzioni, un compromesso lo si trova per forza e si va avanti perché la strada è ancora lunga. Una volta che il “pezzo” è ben tagliato, bisogna ripulirlo dalle nervature e dai filamenti grassi che non a tutti piacciono (a me, sì, ma devo tener conto anche dell’ascoltatore schizzinoso). Fuor di metafora, queste parti sono i silenzi, le pause che l’attore ha sapientemente introdotto sul palcoscenico e che altrettanto sapientemente ha supportato con la sua mimica: mancando quella, l’ascoltatore schizzinoso (o impaziente, o ansioso) patisce quei vuoti e impreca. Si tratta dunque di accorciare tutte le pause, una per una, cercando di rispettare il ritmo della recitazione – quando è possibile, naturalmente, perché spesso la voce è mixata alla musica e non ci si può far nulla. Poi ci sono altri accorgimenti sui quali preferisco sorvolare visto che sono di natura più delicata. Dice. “Meno male che sorvola, perché tutto questo, a noi frequentatori del blog, che cosa importa?” E’ una buona domanda che io mi sento di formulare a mia volta all’interlocutore immaginario: “Ai frequentatori del blog interessano i file dell’Archivio?”. Lo chiedo perché l’ultimo pubblicato, Gesù in tv, di un autore come Sebastiano Vassalli, ha totalizzato non più di cinque ascolti. Comunque la pubblicazione settimanale dei file continua: per quei cinque, e poi perché il vero fascino di un archivio è costituito dalla ridda dei ragnetti danzanti sulle loro vergini ragnatele, guardiani inconsapevoli di materiali che nessuno intende conoscere.