Le settimane della luna di miele erano belle e piene d’amore.
Un pomeriggio però, verso le sei e mezza, rimasero appiccicati alla carta moschicida che pendeva dal lampadario.
Che stupido caso!
LUI Mi ami, angelo mio?
LEI Tanto.
LUI E allora vieni qui.
LEI Subito, ma c’è qualcosa che mi si è appiccicato ai tacchi.
LUI Cosa te ne importa, getta via la scarpe!
LEI Vuol dire che anche oggi staremo di nuovo in casa. E all’Accademia di Musica c’è una serata dedicata a Cajkovskij.
LUI Me ne frego di Cajkovskij.
LEI Preferiresti andare a teatro?
LUI Per carità! Ma, di’ un po’, non ti sembra che stiamo ondeggiando?
LEI Non farci caso, guarda cosa danno all’Opera.
LUI Dov’è il giornale?
LEI Sul tavolo della cucina.
LUI Non posso muovermi, perché anche a me mi si è appiccicato qualcosa alle scarpe.
LEI Mi pare che diano il Ballo in maschera .
LUI Adesso non riesco più a liberare neanche le mani.
LEI Certo che ti piace proprio lamentarti. Andrà a finire che staremo di nuovo a casa.
LUI Che cos’è tutta questa agitazione?
LEI Sto provando a tirarmi fuori da tutta questa roba vischiosa.
LUI Non far sciocchezze, rischiamo di cadere giù.
LEI Ma tu ti rassegni proprio a tutto? E sì che mi sono innamorata di te perché eri un tipo tanto intraprendente e dicevi di amare la musica.
LUI Ho un bell’adorare la musica, se non posso muovere né mani né piedi.
LEI Come se fossi il primo che è rimasto invischiato in qualcosa!
LUI Sto dentro questa colla fino al ventre!
LEI Con tutte le tue ciance mancano venti minuti alle sette. All’Opera possiamo arrivarci solo in taxi.
LUI Ma tu non capisci proprio niente della realtà della vita!
LEI Avevamo detto che il nostro matrimonio non sarebbe stato come gli altri. Che noi avremmo sempre avuto qualcosa da dirci, non saremmo diventati antipatici, non avremmo litigato, non ci saremmo mai separati.
LUI Ormai mi arriva alla bocca!
LEI Sii gentile, prendi il telefono e chiama un taxi.
Istvàn Orkeny, Viaggio di nozze sulla carta moschicida
“Novelle da un minuto”, E/O. traduzione Gianpiero Cavaglià
