
Per i più, il signor Maréchal era un ottimo marito. Anche la signora Maréchal era d’accordo, anzi pensava di essere stata una donna fortunata nonché molto abile ad aver accalappiato, tanti anni prima, un seduttore irresistibile come quello. Sì, perché Maréchal, nella stagione del corteggiamento, aveva fatto intendere alla futura moglie di essere pieno di donne. Perseguitato, sopraffatto addirittura. Aveva sostenuto la sua infantile bugia con false prove che sembravano inconfutabili: repentine e immotivate sparizioni, tracce di rossetto malamente cancellate, misteriosi bigliettini che distruggeva con studiata goffaggine, come un vero colpevole.
Questa macchinosa messinscena nascondeva, in realtà, il più candido dei fidanzati: la futura signora Maréchal era la prima donna che egli avvicinava, e sarebbe rimasta l’unica anche per tutti gli anni del matrimonio. L’impostura funzionò: la giovane sposa guardava le amiche più mondane di lei come il novellino che al suo primo safari si porta a casa una tigre reale alla faccia dei cacciatori più sbruffoni, e questo sentimento di onnipotenza si fondeva con la gratitudine per la belva che si era lasciata cacciare. C’era tuttavia qualche passaggio delicato quando, nell’intimità, la signora Maréchal si eccitava fantasticando sul passato libertino del marito. Allora diventava lei, la tigre: lo aggrediva senza preavviso e lo gettava sul letto intimandogli: «Fai conto che io sia una di quelle tue puttane!». Per Maréchal non era facile improvvisare; fortunatamente, data l’impreparazione di lei, se la cavava con qualche ruggito.
Bisognava tuttavia sostenere il personaggio nel tempo; così, anche dopo molti anni, quando Maréchal accompagnava la moglie a fare acquisti, non mancava mai di fermarsi davanti alla Galérie Duhamel che esponeva sempre dei soggettini piccanti e faceva in modo che la moglie, uscendo dal negozio, lo sorprendesse con l’espressione più lasciva di cui era capace. Invariabilmente, lei si avvicinava furtiva, gli dava un colpetto sulla schiena e lo strattonava via, tutta orgogliosa, sibilando fra i denti: «Andiamo a casa, porco!»
1 commento su “I racconti delle foto. Il marito libertino”