I racconti delle foto. Adelina

Gliel’avevano messa lì nel letto e subito erano incominciate le fotografie, una dietro l’altra. Scattavano e strillavano, tutti eccitati: «Si chiama Adelina!». Le venivano proprio davanti alla faccia: «Adelina, capisci?!… Sei contenta?»
Come poteva essere contenta in mezzo a tutti quegli sconosciuti che le avevano invaso la stanza? Fece un gesto come per scacciare dei moscerini: «Chi sarebbe questa Adelina?» «Anche tu ti chiami Adelina, lo sai, vero? E noi abbiamo dato il tuo nome alla piccola!» Qualcuno aveva aggiunto: «Così adesso le Adeline sono due… non è magnifico?» Tutti avevano riso, non si capiva perché. Era gente imbarazzante e maleducata, perché continuava a parlare di cose che lei non sapeva. Sì, un tempo aveva conosciuto una Adelina, avevano vissuto nella stessa casa, dormito nello stesso letto. Se ne sarebbe liberata volentieri ma quella era troppo più forte, bisognava fare come voleva lei. Fortunatamente, si era consumata presto, come bruciata dal suo interno fuoco imperioso. Appassita giovane, l’altra Adelina le era rimasta fra i piedi come una vecchia bacca inerte, incapace di alcunché se non di continuare a ingombrarle la vita. E finalmente era diventata polvere – o forse era lei che l’aveva cancellata insieme a tutti gli altri ricordi. E adesso che finalmente se ne stava distesa nel suo letto vuoto, ecco una. nuova Adelina di cui non si sentiva il bisogno.
Guardò il corpicino che le avevano messo fra le braccia. Era troppo informe per decifrarla. Allora l’annusò. Il profumo non era sgradevole. Un po’ più tranquilla, si addormentò.

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