
Svariati decenni prima, andava spesso alle mostre. Ma adesso, fra le tante, non gliene veniva in mente nessuna; le aveva fuse tutte in un’unica grande sala molto bianca e molto vuota. Insistendo nel ricordo, erano entrati in scena tanti straccetti colorati con dentro delle piccole signore che ridevano molto perché gestivano contemporaneamente molte relazioni piccanti. Poi sulle pareti tirate a calce si erano disegnati degli abiti neri e affusolati che contenevano donne lunghe e pallide delle quali si potevano leggere solo le bocche dipinte di viola e gli occhi carichi di kajal. Qualcuno gli aveva detto di guardarsene perché nascondevano un rostro acuminato. Ma non erano meno interessanti di quelle policrome. Difficile scegliere.
Guardò, senza toccarlo, l’invito che spuntava per tre quarti dalla busta. Era uno strano biglietto: specificava l’indirizzo della mostra ma non indicava l’ora. Inoltre, aveva un tono perentorio che non gli piaceva: “La S.V. è pregata di presentarsi…” Neanche fosse una convocazione al distretto militare. Decise che sarebbe andato, tuttavia, anche perché era molto che non incontrava nessuno. Uscì di casa subito, come in preda a una fretta immotivata. Quando giunse alla galleria si accorse che l’ora era quella giusta.
1 commento su “Galleria. Il vernissage”