Galleria. La doccia

Susan se n’era andata così come era arrivata, senza ragione. La casa sarebbe stata più vuota senza di lei? A domande come questa un gentiluomo, quale lui voleva fortemente essere, deve rispondere di sì, ma fortunatamente nessuno glielo domandava, quindi lui poteva dirsi sottovoce di no. La casa gli sembrava più spaziosa senza Susan, soprattutto il bagno, e in particolare la doccia, che era stato il luogo più frequentato e tumultuoso della loro relazione. Perché Susan era fortemente attratta dalla doccia, in particolar modo quando era occupata da lui – anzi, ripensandoci, non si ricordava che lei avesse mai fatto una doccia da sola. Aveva un orecchio finissimo, Susan. Certe mattine, lui scivolava con mille cautele giù dal letto per non svegliarla e si dirigeva in bagno; qui, scostava la tendina e apriva il getto al minimo, appena un filo d’acqua per non far rumore. Inutili precauzioni; dopo pochi secondi Susan lo raggiungeva, nuda e affannata come una nuotatrice che arriva in ritardo ai blocchi di partenza. «Insaponami!», gli intimava, e portava il getto al massimo, gemendo e ridendo e attirandolo mentre fingeva di respingerlo e avvinghiandosi, infine, con il rantolo rassegnato di chi cede a una sopraffazione fisica. Qualche volta lui aveva provato a far finta di niente. La salutava come una conoscente che prende lo stesso autobus, con un sorriso educato, e continuava la sua abluzione, ma lei gli strappava la spugna dalle mani inscenando una rissa che voleva essere erotica. Lui malediceva certi film americani dai quali Susan doveva essere stata traumatizzata e se la cavava come poteva. Il rischio di fare tardi in ufficio incombeva sempre, e questo genere di rischi non è compatibile con il desiderio sessuale: la insaponava, quindi, come uno schiavo ben educato e usciva velocemente lasciandola sotto una montagna di schiuma. Quando tornava, la sera, provava a riparare all’uscita frettolosa del mattino con qualche carezza. Susan stava sulle sue; le tenerezze a secco non le facevano né caldo né freddo. Solo dopo molte insistenze si voltava con degnazione: «Vuoi che andiamo a fare una doccia?»

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