
Anche se non ufficialmente, se n’era andata. Sulla parete dell’entrata aveva lasciato (volontariamente o per la fretta?) un’impronta di sé, ma così indecifrabile che persino lui faceva fatica a ricondurla all’originale – arrivò anche a pensare che si trattasse di qualcosa di simile a una pelle caduca di cui si era liberata per potersi sentire più leggera e più nuova.
Ispezionò le stanze della casa dove rintracciò alcuni effetti personali di lei, ma non era affatto detto che sarebbe tornata a recuperarli, anzi, tutto lasciava pensare che là dove aveva deciso di stare non ne avesse affatto bisogno.
Ritornò in entrata; l’impronta continuava a starsene per suo conto senza far caso a lui, com’era logico essendo estranei l’uno all’altro. Guardò la parete e provò a immaginare i giorni futuri (solo i giorni, non osò spingersi agli anni); a prima vista non sembrava una di quelle impronte che si ammorbidiscono col tempo; sarebbe rimasta così, ingiallendo insieme alla parete fino a che lui non avesse deciso di far imbiancare l’appartamento, ma era una prospettiva lontana e improbabile.
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