
Il locale era come tanti altri, ciò che lo rendeva unico era Betty. O meglio: il sorriso di Betty. L’aveva scoperto per caso, una mattina che il Next Door era chiuso per lutto di famiglia. Non gli piacevano i morti, così anche quando il locale riaprì decise di cambiare, per scaramanzia. Fu allora che incontrò Betty. “La sorte”, si disse, e aggiunse: “Qualche volta anche un morto può rendersi utile”. Il sorriso di Betty illuminò la sua vita. Anzi l’abbagliò, tanto che il primo giorno riuscì a balbettare solo “Grazie” quando lei gli porse un bicchiere luminoso come il suo viso. Il secondo giorno, si preparò a dovere e le chiese:
– Come ti chiami?
– Betty.
– Io mi chiamo Ben.
– Ciao Ben!
Nessuno lo aveva mai guardato così intensamente mentre gli diceva “Ciao Ben”.
La mattina seguente si era fatto trovare davanti al locale mezz’ora prima dell’apertura. Quando Betty era arrivata le aveva sorriso e da dietro i vetri era riuscito anche a vederla mentre s’infilava il grembiule. Era stato il primo cliente. Si disse: “Mi piacerebbe molto essere anche il suo primo uomo”.
– Ciao Ben!
Gli disse Betty mentre gli porgeva il bicchiere.
Ben si disse: “E’ come pensavo. Sono il suo primo uomo”, e rimase a guardare quel sorriso che non calava mai d’intensità. “Come il sole”, si disse, e pensò che Betty l’aveva trasformato in un poeta.
Entrarono nuovi clienti che Betty servì con lo stesso sorriso, Identico.
– Ciao Freddy!
– Ciao Malcolm!
– Ciao Tom!
Dopo Edwin, Gregory, Richard e Alan, decise che si sarebbe fatto forza e che l’avrebbe uccisa. Anche se i morti non gli piacevano.
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