Una polverosa compagnia di attori approda avventurosamente dal teatro alla radio per registrare una modesta commedia di routine.
Il regista radiofonico (Andrea Fazzari) è sprofondato nell’ombra, personaggio inconoscibile di cui gli attori percepiscono solamente la voce, prescrittiva e sprezzante che proviene da un empireo minaccioso.
Il personaggio del regista appartiene alla categoria degli attanti immanenti (da Godot alla Vecchia Signora di Dürrenmatt, almeno fino a quando non compare in scena).
Fin dalle prime battute la commedia si rivela modesta come il suo stesso titolo (L’ombra del passato”). Per di più il personaggio della vecchia Erminia è affidato a Wally Korompay, un’attrice esordiente ma forte di un ricco protettore (Anna Montalenti) che è stata scritturata dal capocomico Volandri (Francesco Benedetto, munito di una carismatica sciarpa purpurea) per basse questioni economiche. L’autore del modesto copione, Faustino Perres (impersonato da Roberto Accornero) segue trepidante le sorti della sua creatura come il più rimbambito dei padri attende il primogenito fuori dalla sala parto.
Ci muoviamo, com’è evidente, nella galleria degli stereotipi seguendo il tono del racconto di Pirandello che sembra voler giocare con i luoghi comuni in attesa di innescare il colpo di scena. Che arriverà fra una decina di minuti.
Terminata la registrazione della commedia nello studio radiofonico, la compagnia si trasferisce all’Arena Italia dove inizierà le prove dello spettacolo teatrale.
Ne nasce un intermezzo durante il quale l’autore Perres promuove “L’ombra del passato” presso il pubblico in sala, incurante della confusione inevitabile prodotta dai tecnici (con maglietta rossa, Paolino)
L’intermezzo autopromozionale si svolge sotto le tristi luci di sala ma si cerca di ravvivarlo, per così dire, con musiche accattivanti, distribuzione di volantini e fiori alle signore.
Lo svelamento della sala, la commistione di attori, tecnici e pubblico genera un effetto di finta realtà molto pirandelliano e anche un po’ irridente nei confronti del concetto di mise en abyme.
E’ terminato quello che possiamo considerare un lungo prologo allo spettacolo. Siamo nell’Arena Italia dove ha inizio il lavoro quotidiano degli attori. Breve presentazione dei personaggi principali a incominciare dalla Gàstina (Eleni Molos), una giovane prima attrice che sembra aver già assorbito i peggiori modi delle colleghe più smaliziate.
Il personaggio della Gàstina (anzi della “signora” Gàstina, come pretende di essere chiamata) trova il suo omologo, ma rovesciato, in Wally, la giovane attrice debuttante e raccomandata che abbiamo già incontrato nello studio radiofonico. Fra le due si stabilisce un rapporto d’interdipendenza sull’asse dominante/dominato.
Si incominciano le prove. La povertà della messa in scena si rivela nel miserando costume da Vescovo che il capocomico Volandri è costretto a indossare, dopo una sacrosanta sfuriata: le finanze della compagnia non permettono di meglio.
Nel corso delle prove “L’ombra del passato”, di non eccelsa scrittura, viene decisamente peggiorata dal lavoro degli attori: la debuttante Wally si esibisce in una caratterizzazione improbabile di una vecchia perpetua catarrosa; per contro, la Gàstina mette in mostra un armamentario espressivo gigionesco che fa risaltare la pochezza del testo. Non è difficile immaginare un debutto disastroso.
Il non esaltante tran tran delle prove viene turbato dall’incursione di un pipistrello che suscita terrori ingovernabili nelle due attrici.
Il raid del pipistrello stabilisce un rapporto di solidarietà fra Wally e la Gastina. Su un piano drammaturgico, il pipistrello rappresenta un perturbante (un tòpos ricorrente nell’opera di Pirandello). Lo spettatore si rende conto che il fulcro dell’azione non è l’insulsa commedia che si sta cercando di rappresentare ma l’incombente pericolo che viene dal cielo.
Al primo perturbante aereo se ne aggiunge un altro, questa volta terrestre: una misteriosa e lugubre dama velata, interpretata da Luisa Ziliotto, che pretende (e ottiene) di assistere alle prove. Essa si cela sotto un nome carico di reminiscenze pirandelliane: Signora Fu. La sua presenza in scena condiziona e paralizza le prove; ben presto è evidente che la Signora Fu non desidera solamente assistere alle prove, come in un primo tempo aveva dichiarato, bensì invadere lo spazio scenico con il racconto di cui è depositaria e narratrice.
Il racconto della Signora Fu, bisogna ammetterlo, non è dei più originali: per quanto si può capire dalla sua tortuosa narrazione, sembra che essa sia rimasta vedova, la sera prima, mentre cenava col marito. Ma la narrazione non è limpida, la stessa morte del marito appare dubbia. L’ambiguità del racconto e la funerea figura della signora che invade la scena semina destabilizza la piccola compagnia.
Si alternano incursioni del pipistrello e capitoli del racconto della Signora Fu dai quali emerge un dato sconcertante: morto o vivo che sia suo marito, si tratta del cavalier Vincenti il quale protegge non soltanto la debuttante Wally (come si sapeva fin dall’inizio) ma anche, sorprendentemente, la signora Gàstina. Lo sgomento che s’impadronisce delle due attrici fa passare in secondo piano la paura del pipistrello. Si giunge infine al debutto della commedia. Il pubblico in sala non la vede, ne sente solamente le battute che risuonano dietro le quinte, rivolte a un immaginario pubblico del quale si percepiscono le reazioni. Dalle quinte, l’autore, Faustino Perres, segue trepidante l’azione scenica: egli è l’unico testimone, per così dire, di questa rappresentazione immaginaria.
Com’era prevedibile, il pipistrello non rinuncia alle sue incursioni nemmeno questa sera. La Gàstina, in preda al panico, perde il controllo e i sensi. Viene portata a braccia nel retropalco dal capocomico/Vescovo e dall’autore
La rappresentazione s’interrompe, il pubblico rumoreggia ma per via degli “imperscrutabili misteri del teatro”, come li definisce il capocomico Volandri, dalla platea immaginaria si leva un applauso. Poco importa che, interrotta in quel punto, la commedia non abbia senso: lo svenimento della Gàstina è stato così convincente, così “vero” da ripagare il pubblico. Gli attori tornano in scena a raccogliere applausi tanto calorosi quanto imprevisti. Ma sarà il trionfo di una sola sera, unico, casuale e irripetibile perché non sarà possibile gestire le incursioni del capriccioso pipistrello né tantomeno gli svenimenti della prima attrice. Dunque non avranno luogo altre repliche. La compagnia si scioglie. La conclusione spetta alla Signora Fu, che nella sua ultima apparizione sembra essere la vera artefice del volo del pipistrello.














