
Mettere in scena un Pirandello, lo confesso, era un’idea che non pensavo mi sarebbe mai venuta in mente: troppo grandiosa, e dunque scoraggiante, mi sarebbe apparsa la storia delle messe in scena pirandelliane per presumere di aver qualcosa da aggiungere a una tradizione così monumentale: troppo impervia, troppo interna alle questioni della scena per un regista (?) anomalo come me, praticamente un drammaturgo che non viene denunciato per abuso della professione registica solo perché i critici teatrali hanno altro da fare. Ma questo Pirandello non naviga nel grande fiume della storia del teatro dal momento che è una delle 257 (comprese le postume) “Novelle per un anno”; dunque il teatro, in questo Pipistrello, non viene agito ma proposto in forma narrativa, cioè da un angolo di visuale che consente, e in qualche modo implica, un certo distacco critico; in esso, Pirandello racconta gli ultimi giorni di prove di una commedia qualunque:
Così la presenta Pirandello: “La commedia, niente di nuovo, che potesse irritare o frastornare gli spettatori. E congegnata con bell’industria d’effetti. Un gran prelato tra i personaggi, una rossa Eminenza che ospita in casa una cognata vedova e povera, di cui in gioventù, prima d’avviarsi per la carriera ecclesiastica, era stato innamorato.”
Nonostante la commedia sia “congegnata con bell’industria d’effetti”, si tratta evidentemente di una routine che filerebbe via nel grigiore del quotidiano teatrale se nell’arena in cui si svolgono le prove non ci fosse un fastidioso pipistrello che si diverte a spaventare a morte le signore attrici.
Le ragioni che mi hanno sollecitato alla riscrittura scenica del Pipistrello sono svariate; per non annoiare il lettore di questa nota, mi limiterò a elencarne due: la prima è rappresentata dall’impianto a scatole cinesi: il narratore/drammaturgo Pirandello che scrive un racconto in cui entrano in conflitto la vita del teatro – cioè la finzione – e la vita reale (l’ingovernabile pipistrello) creando, in prosa, una piccola summa della sua poetica teatrale che, forse per via del passo spedito con cui cammina il breve racconto, viene proposta con sottile me evidente autoironia. La seconda ragione è connessa alla ricerca che Radiospazio va perseguendo, spettacolo dopo spettacolo: mi pareva che l’asse racconto/teatro sul quale si muove Il pipistrello presentasse delle evidenti affinità con il nostro lavoro che cerca gli incroci possibili fra narrazione e rappresentazione. Abbiamo colto l’occasione ed è nato questa commedia post-pirandelliana che, ce lo auguriamo con una certa fiducia, risulterà più scorrevole di queste riflessioni scritte.
A.G.
1 commento su “Pirandello, “Il pipistrello”. Teatro Astra, Sala prove 25 marzo.”